UGO MULAS

L’operazione fotografica

 a cura di Alberto Salvadori e Denis Curti

 

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Ugo Mulas. L'operazione fotografica. Autoritratto per Lee Friedlander, 1971 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La mostra Ugo Mulas. L’operazione fotografica raccoglie più di 300 immagini per celebrare uno dei più importanti fotografi italiani a 50 anni dalla sua scomparsa. La rilettura dell’opera di Ugo Mulas ha generato un percorso espositivo ed editoriale che si muove con un’impostazione tematica e cronologica a sottolineare l’interesse verso la “totalità” del linguaggio fotografico.

Alberto Salvadori, direttore dell’archivio Mulas e co-curatore della mostra e del catalogo insieme a Denis Curti, dichiara: “una mostra e un libro per raccontare l’esperienza di un fotografo che ha agito con incredibile consapevolezza, fino ad arrivare al superamento dei generi fotografici”.

La mostra ripercorre le tappe fondamentali della carriera del fotografo, partendo dagli esordi alla Biennale d’arte di Venezia, al Bar Jamaica di Brera a Milano, le prime esperienze con il design, la moda e Mila Schon. L’esposizione racconta poi il rapporto di Mulas con il mondo del teatro e con Strehler, l’esperienza al Festival di Spoleto, la sua amicizia con Marcel Duchamp e Lucio Fontana, l’immenso reportage dedicato agli artisti: Frank Stella, Lichtenstein, Jasper Johns, Robert Rauschenberg e molti altri. Si passa poi ad analizzare il legame di Mulas con il mondo della cultura e della letteratura, evidenziando la vicinanza del fotografo a Eugenio Montale, fino alle immagini realizzate per “ossi di seppia”. Non da meno viene ricordato il suo racconto visivo del mondo dell’industria e della produzione, con il lavoro su Olivetti, Pirelli, Bormioli e il tessuto industriale nell’Italia del boom economico. Non mancano le immagini scattate da Mulas durante i grandi viaggi nelle città italiane e in giro per mondo (gli Stati Uniti, la Russia, la Danimarca e, naturalmente, Venezia).

  

 Ugo Mulas. Il laboratorio. Una mano sviluppa, l’altra fissa. A Sir John Frederick William Herschel, 1970 - 1972 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

Accompagna la mostra un catalogo bilingue Marsilio Arte.

 

Note biografiche

Ugo Mulas nasce il 28 agosto 1928 a Pozzolengo, in provincia di Desenzano del Garda (Brescia).  Nel 1948 si reca a Milano dove si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. Ben presto inizia a frequentare l'ambiente dell'Accademia di Belle Arti di Brera e il Bar Jamaica, luogo di incontro di artisti e intellettuali, dove comincia ad interessarsi alla fotografia.

La ricerca di Mulas tra il 1953 e il 1954 è guidata dalla consapevolezza di voler fornire una testimonianza critica della società in cui vive, i primi soggetti sono così le periferie di Milano, la stazione centrale e gli amici del Bar Jamaica.

Ottiene il suo primo incarico professionale come fotografo nel 1954 quando gli viene chiesto di coprire la Biennale di Venezia insieme al fotoreporter e amico Mario Dondero. Realizza il suo primo reportage e viene pubblicato su "le Ore" alla Biennale di Venezia nel 1954.

Con questa esperienza, segue e documenta ogni evento della Biennale di Venezia attraverso tutti gli anni fino al 1972, fotografandone i momenti più importanti come la protesta di Alberto Giacometti alla cerimonia di premiazione del 1962 o il successo degli artisti americani nel 1964.

Collabora con i dipartimenti pubblicitari Pirelli e Olivetti. Fotografa il Festival di Spoleto del 1962 e David Smith nel suo atelier a Voltri. Le foto delle poesie di Eugenio Montale, in particolare di Ossi di Seppia, risalgono a questo stesso periodo.

Dopo l’incontro con gli artisti americani alla Biennale del 1964 si reca a New York, il primo viaggio è seguito da altre visite in città nel 1965 e nel 1967, durante le quali mette insieme uno straordinario corpus di immagini che documentano il mondo dell'arte di New York.

La sua collaborazione con Giorgio Strehler lo porta a un nuovo modello di fotografia di scena ispirato alla nozione di alienazione di Brecht. Mette in scena fotografie del “Giro di vite” di Benjamin Britten, del “Wozzeck” di Alban Berg, e della commedia di Georg Büchner al Teatro Comunale di Bologna.

Nel 1970 si ammala gravemente e inizia la sua ultima serie di foto, Le Verifiche, nello stesso anno. Muore il 2 marzo 1973 a Milano.

Dove siamo

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
Vaporetto: Fermata San Giorgio, linea 2

ORARI

Aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle 19.
Chiuso il mercoledì

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